Refused – Freedom

C’è un qualche modo di iniziare la recensione del nuovo lavoro dei Refused senza menzionare il loro album capolavoro o fare paragoni? Oh cavolo, l’ho appena fatto!
Scherzi a parte, purtroppo quando un gruppo sembra finire una carriera su una nota talmente alta come è stato The Shape of Punk to Come, è facile augurarsi che non si riformino mai più, se non per qualche più che benvenuto tour europeo.

Non c’è bisogno di dirvi come sia andata, eccoci dunque qui ad ascoltare e recensire Freedom, primo album per la band svedese dopo 17 lunghi anni di silenzio. Cosa c’è da dire, cosa è rimasto, cosa è successo nel frattempo?
L’inizio col riffone aggressivo di Elektra sembra ben presagire, lanciandosi a duemila all’ora senza proporre niente di nuovo, ma confermando un’apertura fumante (“there’s no escape there’s no escape!”) che è sempre il modo migliore di ricominciare.
Old Friends / New War avanza alternando attacchi di acustica, distorsione, elettronica, tutto buttato in mezzo senza gran senso, non lasciando alcun segno né tracciando una melodia memorabile.
Il singolo Françafrique, al di là del confermare l’attitudine socialmente impegnata dei nostri, mostra fin troppo il debito nei confronti del progetto International Noise Conspiracy (di cui Dennis Lyxèn è leader), andando a cercarsi una sorta di orecchiabilità davvero non necessaria e alquanto banale col suo murder-murder-murder-killkillkill che non convince e non trova alcun posto nella discografia, pur orgogliosamente angolare, dei Refused.

Peggio ancora il duo War on the Palaces e Destroy the Man, che suonano semplicemente come pezzi hardcore abbastanza spenti con qualche elemento alternativo qui e lì, siano le trombe o i coretti femminili. Decisamente superflui e ben poco indicativi della portata rivoluzionaria che era la musica dei Refused ai bei tempi.
Al di là di singoli momenti convincenti come la tirata Dawking Christ, Freedom avanza incespicando, senza idee nuove né particolarmente convincenti, non un completo fallimento ma sicuramente un ritorno abbastanza inutile.

01. Elektra
02. Old Friends / New War
03. Dawkins Christ
04. Françafrique
05. Thought Is Blood
06. War On The Palaces
07. Destroy The Man
08. 366
09. Servants Of Death
10. Useless Europeans

Recensione a cura di: Damiano Gerli

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