Skassamenti – Danver

Ska…e invece no! Avete presente quando comprate una scatola di cioccolatini della vostra marca preferita pensando di trovarci dentro le praline che più vi piacciono, ma invece vi ritrovate con un assortimento variegato di ogni gusto tranne che quello per cui li avete comprati? Metafora un po’ curiosa, è vero, ma in parte è paragonabile a quello che succede quando il nome di una band fa riferimento ad un genere musicale specifico, senza poi attingervi che in minima parte nel proprio lavoro. Come è anche il caso dei calbresissimi Skassamenti, che di ska mantengono (oltre che il nome) solo un certo accenno attitudinale, di rado coronato con la presenza dei fiati nei brani (come per “Dilemma”).

Il loro esordio discografico, infatti, è piuttosto un conglomerato di punk-rock di ascendenza marcatamente novantiana e sfumature di hardcore melodico in lingua italiana. E, in fondo, basterebbe leggere per intero il loro nome per capire che in quel gioco di parole viene espresso già ciò che vogliono realizzare: una decostruzione del genere da cui si allontanano in maniera decisiva, ma che pure continua a scorrere come una linfa sotto la loro corteccia.

Danver, questo il titolo dell’album, è un riferimento ad Interstate 60 e al nome della città immaginaria verso cui è diretto il protagonista. La trama del film viene costantemente tenuta come contrappunto per la scrittura dei testi, in perenne bilico (o in equilibrio, come il titolo di uno dei pezzi nella tracklist) tra realtà ed immaginazione, in un percorso di ricerca di sé in cui si inanellano paranoie, timori, paure, ma anche sogni, speranze e bisogno di cambiamento.

Musicalmente, il disco testimonia una buona realizzazione dal punto di vista compositivo. Le intransigenze ska-punk si scontrano bene con divagazioni ritmiche martellanti e riff ficcanti, dando spazio a ritornelli anche abbastanza immediati. Tutto molto bello, se non fosse per quell’aria di stantio che immancabilmente si presenta quando si sceglie di rifarsi ad influenze sonore che sono ormai datate di trent’anni. Altra pecca è poi la lunghezza eccessiva (dei pezzi e conseguentemente del disco) che non può non passare inosservata per un’esuberanza degli stilemi e dei temi che, ad un certo punto, finiscono per estinguersi richiudendosi su stessi.

Tornando alla metafora che abbiamo impiegato in apertura, è come se avessero voluto mangiarli in solo colpo tutti i cioccolatini nella scatola per paura di non trovarli più il giorno dopo. E forse va bene, ma a volte è meglio saper metabolizzare e digerire bene qui cioccolatini che si sceglie di non mangiare prima di poterne ingoiare degli altri.

 

Tracklist:

  1. Trascurabili
  2. Se vuoi puoi
  3. Paranoia
  4. L’inizio della terza via
  5. Davvero non saprei
  6. Samsara
  7. Sopravviverò
  8. L’Equilibrista
  9. Tra fango e merda (feat. Maurilio)
  10. Errore anziano
  11. Dilemma (feat. Maurizio Rfc)
  12. Puzzle

 

A cura di: Francesca Mastracci

6.0

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