STORMO – ENDOCANNIBALISMO

STORMO – ENDOCANNIBALISMO

Recensione a cura di: Francesca Mastracci

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Senza girarci troppo intorno, questo disco è uno di quelli che stavo aspettando con particolare fervore da qualche tempo a questa parte e, nelle settimane che sono intercorse dalla sua uscita (la release ufficiale è del 10 febbraio), l’ho letteralmente consumato.

Dopo aver ascoltato i due singoli che lo avevano preceduto sul finale dello scorso anno “Sorte” e “Valichi, Oltre” avevo già avuto il sentore che non mi avrebbe  delusa, ma al tempo stesso era ravvisabile che qualcosa sarebbe cambiato.

Endocannibalismo è il quarto disco in studio della band veneta che, ormai all’attivo da sedici, è diventata una vera e propria istituzione dell’hardcore/screamo/math-core made in Italì.

Ho scoperto gli Stormo (che all’epoca presentavano la trascrizione del nome con le parentesi graffe sull’ultima O) quasi un anno dopo l’uscita di Sospesi Nel Vuoto Bruceremo In Un Attimo e Il Cerchio Sarà Chiuso quando l’allora mio coinquilino ungherese in Erasmus a Roma, sapendo della mia smodata passione per i Converge, mi suggerì di dare un ascolto a questa band che non aveva niente da invidiare alla scena internazionale del genere di riferimento e che hey, veniva proprio dall’Italia! Come avevo fatto a non conoscerla prima di lui, non riusciva a spiegarselo proprio. E nemmeno io. Ma mi misi subito al paro e negli anni successivi mi avvicinai a loro sempre di più, seguendoli lungo tutto il percorso che li ha portati a realizzare alri due dischi dalle trame parimenti brutali e deflagranti (Ere del 2018 e Finis Terrae del 2019).

C’è qualcosa di estremamente profondo e tellurico nella loro estetica da renderla quasi un’esplorazione antropologica  dell’umanità nella sua immanenza più tangibile. E questo ultimo capitolo non è da meno, segnando un ulteriore tassello nel viaggio che li conduce verso ancestralità remote per decostruirle e divorarle ritualisticamente. Il titolo si riferisce infatti alla pratica di mangiare i resti dei defunti membri del proprio gruppo etnico come forma di lutto; pratica ancora attestata presso tribù della foresta amazzonica dove si preparano biscotti con le ceneri del cadavere. Un tale gesto ha una duplice valenza simbolica: da un lato libera l’anima dei morti da ogni vincolo di prigionia mondana e dall’altro spiritualmente sancisce l’assimilazione da parte della progenie di tutta del bagaglio culturale e vitale del passato.

Benché il titolo sia arrivato, come ha dichiarato il cantante Luca Rocco, solo in un secondo momento quando gran parte dei pezzi erano già stati scritti, la sua scelta ha suggellato in maniera più incisiva il fil rouge che permea questo quarto lavoro della band di Feltre. A livello lirico e sonoro, infatti, credo che gli Stormo siano riusciti a delineare con maestria il significato profondo a cui il titolo si riferisce su più piani. Si tratta infatti di un disco che assimila i loro lavori precedenti e li destruttura consapevolmente, confezionando pezzi scarni, ridotti ad un’essenzialità spigolosa, tagliente, tanto da rendere il messaggio ancora più incisivo: “Ciò che conta non muore / Ci avvolge / Si nutre di noi” (come cita la titletrack).

Il tutto viene compattato in nuclei tematici tenuti insieme tra loro da testi che seguono una narrazione generale incentrata sull’isotopia della fine come parabola dell’esistenza, della morte degli ecosistemi come trapasso di confini in continua trasformazione. Tutto è polvere.

Atmosfere claustrofobiche che si frantumano lungo flussi sonori efferati, sovrapponendosi a quella matrice math sempre riconoscibile. Chitarre taglienti dalle magniloquenze post-core che sconquassano feroci il muro del suono, amalgamandosi a linee di basso potentissime e poliritmie inestricabili.

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Una violenza sonora che lascia trapelare sparuti momenti di apertura melodica (come gli arpeggi cordofoni in apertura a “Sorte”) che non sono altro che preparazioni catartiche prima della deflagrazione, con la voce urlata che scava dentro, alla ricerca di un grido primordiale che si stacca dal corpo e va oltre.

Undici tracce, poco meno di mezz’ora, suggellate da un outro (“Sopravvivenza e Forma”) che sembra dematerializzare ogni cosa in un tappeto sonoro che ci riconduce al fulcro del disco: di nuovo, tutto è polvere.

Infine, un album davvero ben arrangiato, firmato sotto l’egida dell’etichetta internazionale Prosthetic Records, e con la sapiente collaborazione di Giulio Favero e Giovanni Versari alla produzione. Diverso rispetto ai lavori precedenti, Endocannibalismo si presenta come un punto cruciale nella discografia della band, mostrando un respiro più calibrato e maturo, pur mantenendo inalterata la componente più cruda ed essenziale della loro ricercatezza stilistica, presente nel loro sound fin dal minuto zero.

TRACKLIST:

  1. Valichi, Oltre
  2. PV77
  3. Sorte
  4. Spire
  5. Anabasi
  6. Frame
  7. Endocannibalismo
  8. Disequilibrio
  9. Deserti
  10. Vipere, Ombre
  11. Sopravvivenza e Forme

VOTO: 8,5

 

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