Television Live Report


Television Live @ Alcatraz (Milano)
03 – 06 – 2014

Il 1977 è diventato nel corso degli anni una di quelle date simbolo, giro di boa in base a cui si distinguono
una “prima” ed un “dopo” ben definiti.
Lo è stato per vari motivi. Non ultima la musica. Il furore creativo
che si scatenava in quel tempo tra Gran Bretagna e Stati Uniti ha pochi paragoni nella storia ed uno
dei gruppi che hanno maggiormente segnato quei momenti, specialmente sul palco del celeberrimo
CBGB
di New York, sono stati senza dubbio i Television. Band che partendo dalla lezione del garage-
rock racchiudeva al proprio interno l’aggressività del punk e le sfumature della new-wave e che, con il
progressivo cristallizzarsi dei due macro-generi di riferimento, si smembrò come nell’impossibilità di
scegliere una strada ben precisa. Due album, ma soprattutto l’esordio Marquee Moon, che valgono la
definizione di band seminale e l’influenza su gran parte della musica prodotta dalle parti dell’alternative-
rock nei decenni successivi.
Una reunion nel 1992, per dare alle stampe un album omonimo, ed una attività
live rarefatta li hanno restituiti al pubblico ed alle nuove generazioni. Ma oggi a Milano si fa comunque la
storia, perchè è la seconda volta, nei 37 anni che ci separano da quel ’77, che i Television mettono piede nel
nostro Paese. E lo fanno per uno show interamente dedicato a Marquee Moon.
Per tutta queste serie di motivi l’Alcatraz si presenta colmo (sebbene aperto solo per metà della sua
potenziale capienza) di spettatori di ogni età. Sebbene molti potessero aspettarsi una esecuzione fedele,
in sequenza, della tracce scalfite in Marquee Moon, la prima sorpresa è costituita proprio dalla setlist.

A seguire a stretto giro la opener See No Evil, infatti, si alternano i brani del disco in ordine sparso. Tom
Verlaine e soci non saranno più gli stessi di 37 anni fa ed a spingerli non sarà più quella vena di rabbia
e rottura contro le convenzioni avversate dai movimenti giovanili a quel tempo, ma l’impatto non ha
mutato la sua forza. L’emozione segue un crescendo, forse cercato, forse naturale, guidato dagli intrecci
chitarristici di Verlaine e Jimmy Rip (che ha sostituito Richard Loyd a partire dal 2007). Dopo una iniziale
fase di riscaldamento, il pubblico viene trasportato in un delirio chitarristico e nevrotico (Friction e Torn
Curtain
su tutte) dove i brani sono dilungati in jam session acide che sottolineano tutta l’influenza di Velvet
Underground
, e della psichedelia più in generale, sullo stile di Verlaine.
Il tutto prelude a quella che, a questo punto, è la più logica delle conclusioni. Ovvero la cavalcata della title-
track, per un quarto d’ora di poesia totale che lascia un solco indelebile in chi, dopo l’unico bis, non può
far altro che andarsene a casa mestamente con la consapevolezza di esser stato calato mente e cuore in
un’altra dimensione. Dove tutto ha più senso.

Live Report a cura di Captain Eloi

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