The Lovely Eggs – This is Eggland

Coppia nella vita come nell’arte, l’inglesissimo duo The Lovely Egg propone un altrettanto inglesissimo rock psichedelico magistralmente ottenuto da un perfetto mix di chitarra indie/brit e una sufficiente dose di sintetizzatori.

This is Eggland è il quinto album all’attivo per la band di Lancaster, che arriva nel 2018 al proprio 12° anno di carriera e sembra votare il proprio sound al superamento delle mezze misure a favore di brani dal carattere deciso e talvolta un po’ folle.

Grazie forse anche al lavoro in studio col produttore Dave Fridmann, i pezzi di questo disco non sembrano infatti avere paura di godere di quelle personalità dirompenti che non faremmo fatica a definire come un tantino “too much”: troppo elettronici per il rock, troppo rock’n’roll per la psichedelia, troppo delicati per i fan di un certo machismo musicale ma troppo energici per i puristi dei suoni lisergici, e proprio per questo, in ultima analisi, troppo giusti per non destare attenzione.

Del resto Fridmann, per nominare solo le collaborazioni più recenti, vanta la propria firma su alcuni degli album più musicalmente allucinogeni degli ultimi tempi, come Lonerism degli australiani Tame Impala e Oracular Spectacular degli statunitensi MGMT, nei quali le atmosfere acido/oniriche si fanno vero e proprio marchio di fabbrica.

Nel caso dei Lovely Eggs alle suggestioni caleidoscopiche si aggiunge (e amalgama) la batteria decisamente poco soft, dritta e decisa di David, che fa a pugni e nello stesso tempo si mantiene sempre in perfetto equilibrio con la voce urlata di Holly nonché con la sua chitarra, entrambe rifinite dal giusto grado di distorsione, a dare un insieme piacevolmente disturbante e vagamente danzereccio.

E’ facile, per formazione, immaginario e mondo musicale, l’accostamento con i Kills con un po’ più di sporco all’orecchio, o notare la vicinanza con i Crystal Castle, con un po’ meno elettronica e un poco più melodia, o infine per completare il quadro dell’universo multisfaccettato di questo duo in quest’ultimo album, con i Raveonettes, ma con più potenza e meno soavità.

Però, c’è sempre un però, e anche questo disco non fa eccezione. Volendo infatti fare le pulci al lavoro della band non si può non notare come il loro sound possa risultare un po’ fuori tempo massimo o meglio, come i richiami a suoni di una decina scarsa di anni fa siano così evidenti da far risultare l’album poco originale o comunque a non dargli la spinta giusta per lasciare il segno.

Un caleidoscopio quindi sì, affascinante e che propone le sue combinazioni a velocità raddoppiata, decisamente divertente, straniante e attraente nel medesimo momento, questo è certo, anche se, lo si deve ammettere, pur sempre un gioco un tantino datato per un’epoca che cerca sempre di più e costantemente la novità e non sente mai sazia la propria fame di stupore.

 

Tracklist:

  1. Hello I Am Your Sun
  2. Wiggy Giggy
  3. Dickhead
  4. I Shouldn’t Have Said That
  5. Return of Witchcraft
  6. I’m With You
  7. Repeat It
  8. Witchcraft
  9. Big Sea
  10. Let Me Observe
  11. Would You Fuck

 

A cura di: Daniela Raffaldi

7.5

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