Valentina Polinori – le ombre

Recensione a cura di Davide Capuano

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Come in un’elegante conversazione tenuta nel buio della sua intimità, per godere a pieno di le ombre, nuova uscita di Valentina Polinori andrebbero spente tutte le luci prima di avventurarsi nei percorsi che gradualmente, in maniera armoniosa, svelano i personalissimi lati oscuri della personalissima poetica della cantautrice romana. Giunta alla sua terza uscita, Polinori decide di non staccare via l’etichetta della delicatezza dalla sua arte, quanto piuttosto di fare spazio intorno ad essa ed arricchirla dal punto di vista compositivo: la sua firma avvolge infatti l’intero album, dalla scrittura dei testi fino ad arrangiamenti e basi, con un tocco minimale che crea un’atmosfera che trascende l’orecchiabile e si sposta su lidi electro-pop, ora luminosi ora molto dark, richiamando pienamente la semplice ed evocativa cover dell’album – sbeffeggiando con i fatti i suoi stessi versi in cui afferma ‘ho un’idea della musica che non ha senso’ (sintetico, quarta traccia).

C’è tanta elettronica nelle otto tracce che compongono le ombre, ed alieni, brano inaugurale dell’album, rappresenta un mix equilibrato con un arpeggio di chitarra prontamente accompagnato da un ritmo incalzante e dai cori della cantautrice che creano un tappeto sonoro morbido e suggestivo, aprendo la strada all’elegante ed intimista ci crederesti, in cui un lavoro pulito di synth fa da cornice ad un testo dalla poetica semplice ed aggraziata distribuiti in meno di due minuti dal sapore onirico (‘Hai presente quando ci incontriamo al secondo piano delle nostre teste? / Hai presente quando ci sdraiamo su quel letto che sembra un prato? / Hai presente quando litighiamo? / Anche il terrazzo sembra un seminterrato’). La svolta verso regioni buie inizia in corvi, che a questo punto prende quasi alla sprovvista l’ascoltatore, accogliendolo con giri di chitarra raffinati prima di irrompere in un ritornello dai toni cupi e sostenuti. sintetico rappresenta sicuramente l’espressione più nevrotica dell’album, le basi elettroniche subentrano a pieno regime a braccetto con le esternazioni di angoscia della Polinori; l’episodio più freak dell’album viene correttamente bilanciato da medusa, brano di particolare raffinatezza, prima di essere introdotti alla sezione più electro-pop dell’album con la combo di l’amore è una cosa di cui non si parla e tunnel, brano ammaliante nella sua semplicità ed orecchiabilità in cui la cantautrice sembra dare leggiadria alle sue vulnerabilità più dolorose (‘Mi sollevo dal materasso / Come fossi leggera / Ora piango come un fiume / Guardo il buio / Forse è solo fame’).

ph: Ilaria Lagioia

ph: Ilaria Lagioia

La traccia finale, impreziosita dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Nada, Stefano Bollani), è una grintosa presa di posizione, quasi rabbiosa contro le sue personali ombre; due minuti di chiusura acustica che riescono a donare una sensazione di potere alla fine dell’ascolto, dopo aver girovagato nei bui della psiche di Valentina Polinori: un viaggio introspettivo e minimale anche nella sua durata complessiva, coinvolgente fino a sentirsi straniati, ma sempre illuminati dall’estasiante grazia della sua voce.

 

TRACKLIST

1. alieni
2. ci crederesti
3. corvi
4. sintetico
5. medusa
6. l’amore è una cosa di cui non si parla
7. tunnel
8. un buco

 

VOTO: 6,5

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