Intervista a Dira

Pensate a una Carmen Consoli con una voce più “classica”, a tratti da Lisa Gerrard dei Dead Can Dance. Pensate a piccole perle di canzoni, delicate e costruite su tappeti elettronici raffinati che giramo intorno a piano o chitarra acustica. Pensate a disturbanze dark electro chef anno pensare alle convulsioni ed esplosioni quasi grunge di FKA Twigs. Pensate a tutto questo e avrete la summa Sonora di questo ben riuscito disco d’esordio di DIRA, “cantautrice” post moderna romana, affiancata da Valter Sacripanti (produzione, già al lavoro con artisti come Simone Crsticchi, Scarlatto e altri), Cristian Pratofiorito al pianoforte, synth e elettronica e David Pieralisi alle chitarre acustiche ed elettriche.

 

1)Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?

Ciao! Sono Dira (Claudia Gallanti), vengo da Pietrarubbia, un paesino minuscolo nelle Marche, molto vicino alla Romagna. Sono una cantautrice. Ho iniziato a cantare e a scrivere perché mi faceva bene, senza aspettative e senza pretese. Prendevo lezione giusto per avere un minimo di cognizione di causa. Poi mi sono resa conto che non potevo farne a meno, e che mi sarebbe piaciuto condividere i miei pensieri con qualcuno, mettermi alla prova. Ho iniziato a suonare nei locali della mia zona in acustico con alcuni musicisti proponendo cover, finché ho deciso che era arrivato il momento di usare le mie parole, le mie idee. E così ho iniziato a scrivere il mio primo disco.

 

2)Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un

lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritenete veramente degno di nota? Perché? Sono cresciuta ascoltando i cantautori italiani, De Andrè, Gaber, Guccini, per arrivare anche a Carmen Consoli e credo che questo mi abbia influenzato molto nella scrittura dei testi. Probabilmente la mia vena un po’ tragica viene da lì. Poi ho scoperto le sonorità nordeuropee di Bjork, Agnes Obel, FKA Twigs.

In particolare mi sono innamorata di “Aventine” di Agnes Obel, il suo penultimo album uscito nel 2013. Di lei amo la delicatezza dei suoni, la sua capacità di portarti in un mondo tutto suo con un’eleganza che è di pochi.

 

3)Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come è nato?

“Mi psicanalizzai” è nato da un percorso lungo e difficile di scoperta di me. Ho iniziato a scrivere concretamente canzoni mentre vivevo a Dublino. Ho scoperto di avere dei lati molto contrastanti che mi sembravano inconciliabili. Poi ho avuto la fortuna di incontrare diverse persone che sono state determinanti nella mia ricerca. Con Davide Piludu, che molto più di un vocal coach, ho imparato ad amare tutti quei lati. Anche grazie a lui si è concretizzata l’idea di mettere tutte queste mie facce in un disco. Così, dopo essermi trasferita a Roma, ho iniziato a lavorare con Valter Sacripanti, musicista e produttore artistico, e insieme abbiamo cercato di unire la mia vena cantautorale con l’amore per l’elettronica e i suoni sintetici nordeuropei. Cristian Pratofiorito ha collaborato al progetto suonando il piano, i synth, ed aiutandoci nella scelta dei suoni. David Pieralisi ha suonato le chitarre. Abbiamo mixato e masterizzato al Forward Studios di Grottaferrata. É uscito fuori un ep che parla dei mostri che vivono nella testa di ognuno, o almeno nella mia. Della paura di non essere giusti, di illudersi, dei rimpianti. Avrei voluto evitare il tema dell’amore, ma ci sono finita dentro con tutte le scarpe.

 

4)Quale é l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perchè?

Non amo molto i Maneskin, perché vedo più cura nel lato estetico che in quello musicale. Mi piacerebbe sentire parlare di più di Luca Tudisca. È un cantautore che scrive davvero bene, ma di cui si parla poco.

 

5)Progetti per il futuro?

Al momento sto preparando lo spettacolo live con un amico e collega, Patrick Antoniucci, un ottimo chitarrista che si occuperà anche dell’elettronica. Vorremmo iniziare prima possibile a suonare dal vivo. Sarà una band flessibile, “a cipolla” come si usa fare con i vestiti. Partiamo in due, con l’idea di allargarci quando possibile. Nel frattempo sto scrivendo il secondo disco, che vorrei uscisse all’inizio del prossimo anno.

 

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