Intervista a Electric Souls

Intervista agli Electric Souls per Ondalternativa

-Bentrovati Electric Souls. Parlateci un po’ di voi. Quando e come è nata la vostra band?

La nostra band è nata nell’ottobre del 2015 a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. La band si è formata grazie all’amicizia e alle collaborazioni musicali tra i tre membri: Dario conosceva Alberto, mentre Alberto conosceva Alessio. La prima volta che siamo andati in sala prova abbiamo subito capito che c’era feeling musicale e che c’erano tutte le basi per costruire una band. Diciamo che ci siamo formati soprattutto per l’esigenza di comporre musica nostra e sviluppare il nostro personale linguaggio musicale.

-Vi abbiamo conosciuti con questo singolo recente, “Colorfulness Of You”, ma abbiamo letto che avete all’attivo già due EP, con i quali avete cominciato a delineare il vostro genere, definito “earth rock”. In cosa consiste quindi questo “earth rock”?

Il termine Earth Rocknasce dall’idea che le radici del rock, del funk, del soul e del jazz potessero trovare un’unione comune musicale, dalla quale sviluppare idee nuove e personali. Questi quattro generi sono i generi musicali principali da cui attingiamo per suonare e comporre. Ognuno dei componenti della band ha diverse influenze musicali e abbiamo visto che questi generi ci uniscono e formano il terreno sul quale sviluppare i nostri pezzi.

-“Colorfulness Of You” fonde infatti diversi generi, dal funk al blues, dal rock al soul. Com’è avvenuta la sua composizione?

Colorfulness of younasce dall’ascolto del musicista pakistano Nusrat Fateh Ali Khan. Nonostante la sua musica sia distante in un certo senso da quello che siamo abituati ad ascoltare in Occidente, abbiamo intravisto molte similarità nei ritmi, nei suoni e nelle intenzioni. Dunque abbiamo preso questi suoni e li abbiamo elaborati in maniera personale e adattati al nostro modo di suonare attraverso i generi del nostro Earth Rock. Dario ha buttato giù gli accordi e il testo, e tutti insieme in sala abbiamo dato forma al pezzo, apportando le modifiche necessarie ed arrivare così alla versione finale che abbiamo registrato. Quando abbiamo suonato per la prima volta questo pezzo, abbiamo avuto la conferma che non esistono barriere nella musica, qualunque tipologia di musica essa sia, ma che la musica è fatta di possibilità e di condivisione tra i popoli. Unione di ritmi, di suoni e di linguaggio musicale.

-Questo vostro nuovo singolo è accompagnato da un videoclip che cattura il momento in cui l’avete registrato, in presa diretta (così come era stato registrato anche il vostro secondo EP). Come mai avete deciso di affrontare la coraggiosa scelta di incidere con questo metodo?

Perché voleva mantenere il calore, il groovee la spontaneità dei pezzi. Il fatto di non dover essere prigionieri del metronomo ci permette di fare qualche oscillazione nella velocità per creare più movimento e dinamicità.

-La scelta di registrare in presa diretta, inoltre, fa presagire un vostro feeling particolare con la dimensione dal vivo piuttosto che quella in studio di registrazione. È così? Preferite suonare di fronte ad un pubblico?

Assolutamente sì, amiamo suonare dal vivo. Per noi il concerto è un’esperienza sacra ed è quello per cui viviamo. Esibirci davanti ad un pubblico è la cosa che ci rende più felici perché possiamo condividere la nostra musica con la gente e vivere un momento quasi spirituale insieme a loro. La sensazioni, l’adrenalina e le vibrazioni che uno esperisce sul palco sono qualcosa di indescrivibile. Vogliamo che la nostra musica anche in studio rispecchi questo perché vogliamo essere veri al 100% anche durante le registrazioni e mantenere lo stesso spirito di un’esibizione live, preservando così l’anima dei nostri pezzi.

-Quali sono stati i concerti più belli che ricordate fino ad ora?

Tra i concerti più belli che ricordiamo e che ci sono rimasti dentro nel cuore ci sono il concerto all’Hard Rock Café, al Sicurcaiv, e al centro popolare autogestito CPA, tutti e tre a Firenze.

-Come componete generalmente i vostri pezzi? C’è uno di voi che porta un’idea e poi la sviluppate in sala prove oppure i brani nascono proprio in sala prove, quando ciascuno mette del proprio?

I testi e la composizioni dei pezzi vengono scritti dal cantante/chitarrista Dario Mangano (leader del gruppo), che una volta creata l’idea dei pezzi a casa, li porta in sala e tutti insieme ci lavoriamo su per dare la forma finale. Capita però che qualche volta alcune parti siano nate grazie all’improvvisazione in sala prove durante le fasi di assemblaggio del pezzo e che queste vengano utilizzate per completare alcune idee portate da Dario.

-Come dicevate prima, “Colorfulness Of You” è ispirata alla musica di Nusrat Fateh Ali Khan. Ma quali sono, oltre Nusrat, gli artisti che vi ispirano maggiormente?

Gli artisti che più ci hanno ispirato sono sempre stati Jimi Hendrix, Dire Straits, Miles Davis, Jamiroquai, Jaco Pastorius, Charles Mingus, Deep Purple, Cream, John Scofield, Pat Metheny, Weather Report, Micheal Brecker, Herbie Hancock, Chick Corea, Genesis, Jethro Tull, Area, Banco del Mutuo Soccorso, PFM, Led Zeppelin, The Beatles, Steve Ray Vaughan, The Who, Pink Floyd, James Brown, Steve Wonder, The Doors, John Coltrane, Ten Years After. Ma adesso ascoltiamo molti artisti nuovi e vogliamo evolverci anche noi, sempre di più.

-Infatti avete citato tantissimi nomi storici. Invece cosa vi piace nella musica più recente? Qualche artista recente che ascoltate più di altri?

Siamo affascinati dall’evoluzione dei suoni e delle composizioni che soprattutto il funk, il soul e il jazz stanno vivendo. Di recenti ascoltiamo principalmente Kamaal Williams, Vulfpeck, Andersoon Paak, Alfa Mist, Yussef Dayes, Moonchild, Gramatik, Thundercut, Tom Misch, Mansur Brown, Snarky Puppy, Kurt Rosenwinkel, Jakob Bro, Badbadnotgood, Robert Glasper, FKJ, Hiatus Kayote. Insomma c’è tanta bella gente a giro e questo ci fa molto piacere!

 

A cura di: Ornella B. Simonetti

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